I migliori modelli di Advisory per aziende tech: cosa li distingue e come valutarli

I migliori modelli di Advisory per aziende tech: cosa li distingue e come valutarli

Introduzione: perché oggi le aziende tech cercano advisory

Guidare un’azienda che produce software o piattaforme significa affrontare un livello di complessità che cresce a velocità esponenziale. Non si tratta solo di scegliere le tecnologie giuste, ma di allineare roadmap, governance, organizzazione, investitori, clienti e mercato. Per un Tech CEO o un Founder questo si traduce in un bisogno sempre più chiaro: avere al fianco un partner di advisory affidabile, capace di portare chiarezza, metodo e competenze verticali.

Ma quali sono oggi i principali modelli di advisory disponibili per le aziende tech? E come valutare quale sia il più adatto al proprio contesto? In questo articolo analizzeremo i modelli più diffusi, i loro punti di forza e i loro limiti, con una prospettiva onesta e comparativa.

Il modello del Fractional CTO

Uno dei modelli più noti è il Fractional CTO, ovvero un CTO a tempo parziale che entra in azienda per coprire un ruolo di leadership tecnologica senza l’impegno di un full-time hire.

Punti di forza:

  • Porta esperienza diretta di leadership tecnica.
  • Può guidare roadmap, team e decisioni architetturali.
  • È utile quando l’azienda è in una fase di transizione o crescita e non ha ancora bisogno (o budget) per un CTO full-time.

Limiti:

  • Le competenze dipendono dalla singola persona: ottime in alcune aree, più deboli in altre.
  • Essendo una sola figura, non può coprire in parallelo AI, cloud, cybersecurity, prodotto e scaling.
  • La disponibilità è parziale: in caso di crisi o urgenze, la copertura può non essere sufficiente.

Il consulente indipendente

Molti Tech CEO scelgono di rivolgersi a un consulente indipendente, specializzato in un’area specifica (cloud, architetture, prodotto, sicurezza).

Punti di forza:

  • Alta competenza verticale.
  • Adatto a risolvere problemi specifici (es. migrazione cloud, refactoring, scelta di un ERP).
  • Rapido da ingaggiare e con ingombro ridotto in termini di processi.

Limiti:

  • Manca la visione d’insieme: non si occupa del quadro complessivo.
  • L’approccio è spesso limitato al singolo progetto.
  • Dopo la consulenza, l’azienda resta sola nell’esecuzione e nella governance.

Le agenzie e le società di consulenza IT

Un altro modello diffuso è quello delle agenzie IT o delle grandi società di consulenza che offrono servizi di advisory come parte di un pacchetto più ampio.

Punti di forza:

  • Copertura di più aree grazie a team diversificati.
  • Capacità di supportare anche l’esecuzione, con team di sviluppo o operation.
  • Struttura consolidata e processi formali.

Limiti:

  • Possono essere meno indipendenti: spesso spingono tecnologie o vendor partner.
  • Il rischio è che l’advisory diventi un “cavallo di Troia” per vendere altri servizi.
  • Processi pesanti, poca agilità e costi elevati.

Il modello di Advisory multi-esperto e indipendente

Negli ultimi anni si sta affermando un modello ibrido, pensato proprio per superare i limiti dei precedenti: l’Advisory multi-esperto indipendente.

In questo caso non si parla di una sola persona, né di una società che vende anche execution, ma di un network di advisor verticali coordinati da un metodo comune. L’azienda ha accesso a specialisti diversi a seconda del problema, ma sempre con un quadro strategico unitario che lega le decisioni tra loro.

Punti di forza:

  • Copertura totale: dall’AI al cloud, dalla sicurezza al go-to-market.
  • Metodo strutturato (nel caso di Axelerant, il GamePlan) che assicura coerenza e accountability.
  • Accesso on-demand: si attiva l’esperto giusto al momento giusto.
  • Indipendenza dai vendor, quindi raccomandazioni imparziali.
  • Continuità: non si limita a un progetto, ma segue l’azienda lungo l’intero percorso di crescita.

Limiti:

  • Richiede impegno del CEO e del team per sfruttarlo davvero: non è un servizio “chiavi in mano”.
  • Può sembrare meno tangibile rispetto a un team di esecuzione, perché il suo valore è nella guida e nelle decisioni, non nello scrivere codice.

Come valutare quale modello è giusto per la tua azienda

Per un Tech CEO, la domanda non è quale modello sia “migliore” in assoluto, ma quale risponda al contesto specifico. Alcuni criteri utili:

  • Ampiezza delle sfide: se i problemi sono concentrati in una sola area, un consulente indipendente può bastare; se sono diffusi su più fronti, serve un modello più ampio.
  • Velocità richiesta: in situazioni di urgenza, avere accesso a più esperti riduce i tempi di risposta.
  • Budget: il Fractional CTO può sembrare la scelta più economica, ma se deve coprire troppe aree fuori dalla sua expertise il rischio è pagare di più in errori o rallentamenti.
  • Indipendenza: affidarsi a chi ha legami con vendor può portare a scelte di breve termine; valutare sempre la neutralità dell’advisor.
  • Continuità: una consulenza spot risolve un problema, ma se l’obiettivo è crescere nel tempo serve un percorso strutturato.

Conclusione: quale modello per il futuro

Il panorama dell’advisory tech è in evoluzione. I modelli tradizionali (Fractional CTO, consulente singolo, agenzie IT) restano utili in contesti specifici, ma mostrano limiti evidenti quando le aziende entrano in fasi di crescita, complessità o trasformazione profonda.

Il modello di Advisory multi-esperto indipendente, come il GamePlan Advisory di Axelerant, rappresenta oggi l’opzione più solida per i Tech CEO che non cercano solo risposte a domande singole, ma vogliono un partner che accompagni l’azienda a crescere in modo coerente, veloce e indipendente.

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